“Ogni tanto è bene arrivare fino all’ebbrezza,

non perché questa ci sommerga

ma perché allenti la tensione che è in noi.

L’ebbrezza scioglie le preoccupazioni,

rimescola l’animo dal più profondo e,

come guarisce da certe malattie,

così guarisce anche dalla tristezza”

Seneca

TAORMINA

L’antica Taormina sorse quando la vicina Naxos, fondata nell’VIII secolo a.C. e corrispondente al piccolo promontorio di Schisò verso oriente, scomparve dalla vita pubblica a causa della distruzione di Dionisio di Siracusa.
Il culto di Dionisio, dio del vino e dell'ebbrezza era diffusissimo nella Sicilia nord orientale, come dimostrato dai ritrovamenti a Naxos e nelle isole Eolie di monete del IV sec. a.C. recanti l’immagine di un tralcio di vite o di un grappolo d’uva, proprio a confermano dell'importanza di questo nettare già dagli albori della civiltà. 
Per  comprendere al meglio lo sviluppo delle colonie siceliote, fonte precipua è Tucidide.
Un antico insediamento, fu scelto dagli abitatori del I millennio, dove l’archeologo Paolo Orsi identificò una necropoli rupestre, attribuita al III periodo siculo. Tauromenion si sentì sin dagli albori erede della vicina  Nasso; ciò testimoniato dalle monete che narrano la leggenda Archegetes (“colui che guida la fondazione”, espressione dorica, riferita ad Apollo  in quanto patrono di molte colonie greche oltremare ).
La felice posizione naturale fu, per Taormina, motivo di prosperità economica notevole; una delle fonti di questa ricchezza fu quella del vino e quindi la coltivazione della vite.
Già Nasso, nelle sue monete nelle quali appare il grappolo d’uva, aveva rivelato  l’importanza della coltivazione e la fama del prodotto.
E’ interessante  sapere che a Pompei sono state ritrovate numerose anfore vinarie con l’incisione tauromenitanum (vinum)  con i nomi sia dei produttori che dei proprietari. Le viti della zona furono adoperate per i vigneti dei colli Albani secondo una interessante notizia di Plinio. Le anfore in cui era trasportato questo vino erano a punta e portavano le iscrizioni con la sigla taur ed iniziali dipinte in nero.
Internamente alla cultura ellenica in Sicilia, è solito associare il vino ad Apollo anziché a Dioniso, quando in effetti diversi miti ellenistici sull’origine del vino vedono coinvolta quest’ultima figura.  Tuttavia,  erano molte le feste in onore di Apollo, queste si svolgevano ogni quattro anni, precisamente il terzo anno dopo ogni Olimpiade.
Un culto diffuso in tutto l’isola. A Naxos, in cui sbarcarono i primi Ioni Calcidesi, il culto di Apollo assunse un significato politico ed il dio era visto come protettore dei coloni e dei nuovi insediamenti. L’oichista Tucle (Teocle), ateniese, probabilmente anche il fondatore di Catania, sotto la rupe di Tauromenio, innalzò sulla spiaggia un’ara di Apollo, la prima elevata dagli elleni in Sicilia, per tanti secoli onoratissima.

LUPPINERIA

Trovandosi a Taormina, non si può evitare di visitare Castelmola.
Lì, situata alle spalle di Monte Venere, in una conca splendida, ecco Luppineria, che è forse una tra le più note contrade. Sorge a 680 metri sul livello del mare e fu sede di un manipolo di Ugonotti che vi si stanziarono tra il XV ed il XVI secolo d.C. Essa trae il nome principalmente dai lupini (semi del Lupinus albus, una pianta alta fino ad un metro e mezzo e con le foglie palmate).
Del villaggio rimane soltanto qualche raro resto di mattoni e laterizi. Il nome di "Ulotti" data ad una località della contrada di Luppineria, sembra derivi appunto da Ugonotti. Sui resti di quella che fu l'antica Luppineria degli Ugonotti, sono cresciuti rigogliosi vigneti ed alberi dai frutta.
Il mito moderno di Taormina è figlio di leggende che parlano di un'antichissima Sicilia popolata di giganti, di uomini-pesce e di animali mostruosi sullo sfondo del "tremendo vulcano" Etna. Nelle esaltazioni letterarie del Settecento, Taormina è descritta come una specie di finestra aperta davanti a tutte le "meraviglie" dell'Isola, alcune misteriose ed altre orride, tramandate nei racconti popolari.
Tra queste infatti, bisogna ricordare la leggenda dei lupinari, ovvero dei terribili stregoni che risiedevano proprio nella contrada Luppineria, nei dintorni dell’antico borgo di Castelmola. Da ciò, il significato più nascosto del nome dato alla contrada di Luppineria. Si narrà infatti che, nelle notti di plenilunio, questi stregoni si riversassero nelle strade di Castelmola, seminando terrore e spavento. La particolarità di questi lupinari era che essi si trasformavano da persone umane in porci e che, per farli ridiventare uomini o donne, bisognasse pungerli con un chiodo benedetto della “ugghiata” (asta di virgulto di castagno di circa due metri), usata dai bifolchi.
Si racconta che in una notte di plenilunio estivo, due agricoltori Castelmolesi incontrarono gli stregoni a “Pietra Iudio” e fu tale lo spavento che ne morirono qualche giorno dopo, narrando lo sconcertante incontro ai familiari.
Di questa leggenda rimane il ricordo nei racconti degli anziani, anche se pian piano si va cancellando dalla memoria popolare.

IL PERCORSO MEDIEVALE DA TAUROMENIUM E MOLA

Per mille anni e più, tra pale di fichidindia e piante di capperi, esisteva un importante sentiero pedonale, tracciato con ottima fattura tanto da essere percorso da animali da soma condotti da abili bordonari, che dall’antico Borgo di Giardini Noxos, si arrampicava fino a raggiungere le soprastanti colline di Taormina e Castelmola. Si trattava di un cammino storico che dal monte Veneretta, nel cuore dei Colli di Taormina e Castelmola, incrociava l’antica trazzera Regia che dalla Valle Alcantara raggiungeva in altura i Colli di San Rizzo di Messina l’antica Zancle, regina dello stretto.
Il tracciato permetteva di eludere l’attraversamento delle città fortificate Joniche, tra cui Taormina, evitando in tal modo il pedaggio allora costituito dal baratto e poi sostituito con la dazione di varie monete, ( piccioli, onze, tarì e grani ) forme ante litteram del successivo dazio erariale.
A proposito delle “Trazzere” sorte nel periodo medievale, alcune delle quali indicate come “Regie”, che rappresentavano la viabilità di allora, la loro origine si può far risalire all’epoca greco-romana, poiché esiste una coincidenza fra la viabilità romana prima e normanna poi, fino ad arrivare a quella settecentesca, Nei secoli ha rappresentato quanto di meglio potesse servire agli spostamenti ed ai viaggi di contadini, viandanti, pastori, pellegrini, mercanti, re e principi a piedi o a cavallo.
In realtà le "Regie trazzere", intese come percorsi regolamentati negli usi, nascono nel XIII secolo con l’avvento al potere nel regno di Sicilia di Federico II di Svevia. Le regole imposte vengono però spesso disattese dai sovrani ed dai proprietari terrieri che continuano ad esigere i diritti di transito e solo in periodo Borbonico si cerca di rimettere ordine, stabilendo, tra l’altro il libero transito ed il pascolo gratuito.
Per questo territorio, la via più importante era quella che collegava la Sicilia Occidentale a Messina, la cosiddetta “Via Regia”, citata nei diplomi normanni.
Il tratto di via che continua per Taormina e Castelmola non è altro che la "Regia Trazzera dell’Alcantara”.
Oggi la viabilità storica ha perso l’antica funzione di rapporto e comunicazione con il territorio ma, mantiene ancora, motivo d’essere: il recupero della memoria e del ricordo del tempo che fu, in cui ben altri erano i mezzi di locomozione, i tempi di spostamento e quindi i ritmi di vita, ha già, di per sé, un grande valore. Percorrendo a piedi queste strade è ancora possibile cogliere tutta la loro funzionalità di un tempo.